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SLOW WINE 2011
Autore: Fabio Giavedoni - Giancarlo Gariglio
Pagine: 0
Edizione: 2011
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Titolo Io Rosso 1998 - Cà di Frara |
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Data 12/4/2007 |
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Quando si pensa ai grandi vini rossi della Lombardia la mente di molti degustatori e appassionati corre subito alla Valtellina, area che si è da tempo conquistata, anche al di là delle zone immediatamente confinanti, la giusta fama di Terra di grandi vini, grazie alla presenza della Chiavennasca (che poi è una varietà locale del grande Nebbiolo) che lì si esprime con vini particolarmente morbidi e strutturati. La tradizione vitivinicola, estrema per motivi pedoclimatici, riesce ad esprimere qui un vino singolare quale lo Sfursat, le cui tecniche di produzione richiamano l'Amarone (ma anche alcuni grandi nostri Negroamaro e Primitivo). Ma l'Oltrepò Pavese? Nota soprattutto per la spumantistica e per i "rossi mossi" a base di Barbera, Croatina, Uva Rara e un Pinot Nero la cui espressività è lontanissima da quella Borgognona, questa zona dà vita anche ad alcuni rossi che stupirebbero più di un assaggiatore esperto. Emblematico è il caso di questo vino prodotto da un'azienda - Cà di Frara - che ha appena oltrepassato il secolo di vita e che propone, alla prova del tempo, una sorta di sintesi degli opposti dal nome di "Io Rosso", nel quale si incontrano due vitigni diversissimi (Pinot Nero e Barbera), assieme ad un piccolo saldo di altre uve ("nuovi nobili vitigni" si legge sulla retroetichetta). Il vino ci è piaciuto davvero molto. Alla vista un rosso brillante, nel quale le tonalità vivaci sono ancora ben evidenti e la fittezza cromatica lo rende difficilmente attraversabile dalla luce; una naso densamente fruttato, nel quale l'impronta della barrique si è sciolta senza problemi apportando un bonus delicatamente boisè e balsamico e che ora si inizia a muovere verso sentori quasi esotici (confettura di rabarbaro, liquerizia dolce, china e ginger); una bocca carnosa e piena, sostenuta non solo da una trama tannica avvertibile senza essere brusca, ma anche da un'acidità che rende la beva piacevole e vivace in un contesto morbido e invitante, regalando un finale di buona lunghezza. Ed in effetti, a ben riflettere, la circostanza che la fermentazione malolattica non sia stata condotta a termine costituisce sia una "citazione" dello stile del territorio - da sempre caratterizzato da vini di sostenuta freschezza - sia una scelta stilistica funzionale all'armonia complessiva di questo vino, nel quale la maturità del frutto è evidente. Un vino forse non facile da realizzare, ma sicuramente agevole da bere. Sinceri complimenti a Luca e Matteo Bellani; il loro "Io Rosso", a nove anni dalla vendemmia, sorprende e sorprenderà ancora. |
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