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Edizione: 2011
 
Titolo Verticale di Granato - Elisabetta Foradori
Data 13/5/2007


Il Teroldego Rotaliano è il vitigno rosso autoctono più noto e rappresentativo del Trentino. Apprezzato dai consumatori locali, in alcune zone del nord Italia e all'estero, è prodotto in quantità non certo industriali e questo non ne agevola  la diffusione. Anche nelle sue versioni più semplici, questo vino ha tutte le carte in regola per essere gradito anche al quel pubblico che predilige vini dall'espressione tannica non troppo accentuata e una bocca fruttata. Senz'altro, il clima relativamente mite e temperato della zona più vocata - la Piana Rotaliana, riparata dai monti -  contribuisce ad esprimere caratteristiche di maggiore morbidezza rispetto a quella di altre produzioni di alta quota. La complessità è favorita da un terreno alluvionale, ricco di ghiaia e terre fini portate a valle dalle montagne circostanti.

L'assaggio dei vini di Elisabetta Foradori è sempre una grande esperienza; il suo Granato, un IGT Vigneto delle Dolomiti da solo Teroldego, resta sicuramente al vertice della qualità tra i prodotti della categoria. Il vino, prodotto per la prima volta nel 1986 da uve tratte da un'area piccolissima, ha visto crescere nel tempo, in maniera molto curata e ridotta, la superficie di produzione che oggi raggiunge appena i 4 ettari per una produzione complessiva di 40 mila bottiglie. L'ampliamento è stato perseguito con una speciale opera di selezione, sia nei nuovi impianti, sia nella conservazione dei biotipi già presenti nelle porzioni di terreno di volta in volta acquisite alla produzione; attualmente l'età media delle viti si aggira sui 30 anni. Negli anni è anche cresciuta l'attenzione alle tecniche produttive biocompatibili.

Il tratto distintivo di Granato è quello di una grande eleganza e concentrazione che, pur in un quadro di tipicità, segnano l'interpretazione dei vini della "Signora Teroldego". La riprova è in questo 1986, dal colore granato (sic!) ma ancora ben compatto, una naso che si porge oramai terziario ed etereo, con riconoscimenti di timbro delicato e suggerito, estremamente fini; l'inizio è terroso e quasi ferroso, poi arrivano goudron, carne tagliata, tabacco. In una fase successiva gli aromi si aprono con un profilo quasi borgognone e si arricchiscono di humus, tartufo e sottobosco, nel quale resta ancora qualche scia di confettura di piccoli frutti neri. In bocca si apprezza una piena corrispondenza gusto olfattiva, avvolgenza e tono velluato; il tannino evoluto e quasi impercettibile, la freschezza che sostiene la struttura, i 13,5 gradi di alcol che non si avvertono affatto. Dopo la deglutizione, la persistenza è lunga, con ritorni dei sentori terziari. 
Per essere una "prima annata di produzione", non si può che restare impressionati da questo giovanotto di poco più di 20 anni, al vertice delle sue possibilità espressive. 

Questo splendido millesimo è stato degustato nel corso di una bellissima verticale organizzata grazie alla disponibilità del produttore; in assaggio anche il 1995, 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003 e 2004, quest'ultima in anteprima, poiché sarà commercializzata solo in autunno. In un quadro di complessiva compostezza ed eleganza rivelatasi in tutte le annate, quella fredda del 1995 ha mostrato qualche ritrosia espressiva, mentre le successive hanno rivelato profili più fruttati - anche per motivi di età - che appaiono ben distinguibili a partire dal 1999, anno nel quale sono stati acquisti nuovi 2 ettari. Tra le annate "nuove", il 2001 è quella che, al momento, sembra meglio coniugare eleganza e potenza; i riconoscimenti di rosa appassita e soprattutto di mirtillo maturo sono evidentissimi, in un quadro strutturale ben bilanciato e con un tannino avvertibile ma garbato. Le successive meritano di essere ancora attese; un 2002 riuscitissimo, nonostante l'annata fosse partita male, un 2003 pieno e caldo, un 2004 che promette una lunga vita grazie alla grande estrazione. I 18 mesi di botte piccola (al 70% nuova) sono assorbiti magistralmente. Si tratta comunque di vini che conviene dimenticare per qualche anno in cantina.

Nella selezione d'assaggio ha fatto anche la sua comparsa il Teroldego "Base" 2004, che in etichetta porta semplicemente il nome di famiglia "Foradori", quasi a marchiare la scelta aziendale di concentrarsi su qusto vitigno (i vini in passato prodotti a base di Syrah e Cabernet Sauvignon sono stati abbandonati). Un Teroldego, questo, piacevolissimo e morbido, da collocare nella fascia top dei suoi pari grado. 

In enoteca il costo del Granato oscilla indicativamente tra i 25 e i 30 euro, non certo popolare, ma adeguato al livello del vino e alla sua produzione. Confidiamo che, col tempo, gli appassionati che volessero portarne a casa un paio di bottiglie possano contare ancora su prezzi analoghi.
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