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SLOW WINE 2011
Autore: Fabio Giavedoni - Giancarlo Gariglio
Pagine: 0
Edizione: 2011
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Titolo Due outsiders che arrivaro dal Vulture |
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Data 25/10/2007 |
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Tutti sanno che l'Aglianico è uno dei più importanti vitigni italiani; le sue caratteristiche sono note e altrettanto famoso è il carattere dei vini cui dà origine. La sua espressione tipica è austera, non certo facile e immediata come quella di molti altri prodotti oggi molto alla moda; insomma, non un gusto alla portata di tutti, che parla di foglie di tabacco, di polvere di caffè (rafforzate spesso dal legno di affinamento), di radice di liquirizia e sensazioni minerali, quasi terrose, in quadro strutturale nel quale le sostanze dure (tannini soprattutto, ma anche acidità) hanno una manifesta prevalenza sulle sostanze morbide. Con il passare del tempo, questi riconoscimenti si fondono in un unicum elegante in cui emergono anche le erbe officinali (china, rabarbaro) e note di assenzio. Questa "fermezza" e scontrosità caratteriale, tuttavia, ha oggi procurato a questo vitigno una rinnovata attenzione da parte di un pubblico esigente alla ricerca di un bicchiere diverso e che, diciamo così, non tradisce. Infatti, una delle caratteristiche dell'Aglianico risiede nella sua difficile manipolabilità: se all'assaggio sentirete cenni del noto gusto internazionale, è quasi certo che il prodotto non sia in purezza.
Il seminario organizzato a Lecce da Slowfood nello scorso febbraio, oltre a raccogliere uno straordinario successo di pubblico, ha offerto una panoramica ampia ed esauriente delle voci territoriali dell'Aglianico, dal Molise e dalla Puglia fino alle zone più vocate: tutta la Campania, Taurasi e Taburno in testa, ed il Vulture in Basilicata.
Proprio da questa zona della Lucania provengono le due bottiglie che vogliamo segnalare, accomunate dal fatto di provenire da due aziende piccole, praticamente due outsiders, presentate da Slowfood al Grande Pubblico Nazionale nell'ultima edizione di "Figli di un Bacco Minore?", la più importante rassegna nazionale sui vitigni autoctoni italiani.
AGLIANICO DEL VULTURE DOC 2005 STUPOR MUNDI - AZ. VINICOLA CARBONE
Questo vino dal nome federiciano porta la firma del bravo enologo Sergio Paternoster; tuttavia, senza voler nulla togliere alla felice mano del wine maker, crediamo che questo Aglianico - di grande corpo e struttura, segnato da potenza alcolica e tannica, sostegno acido, piena tipicità gusto-olfattiva e buon dosaggio del legno - porti l'impronta caratteriale forte e gentile di Sara Carbone. Pur se da tempo trasferita al nord, Sara - originaria della Lucania - ha creduto nelle potenzialità delle vecchie vigne di proprietà (otto ettari, cui se ne sono aggiunti altri 10 in fitto) e, pur a costo di sacrifici personali e della Famiglia, ha creduto possibile conseguire risultati all'altezza del blasone del Vulture. Questo 2005 che abbiamo assaggiato, pur nella difficoltà dell'annata, è stato al di sopra di ogni aspettativa e siamo ragionevolmente sicuri che il tempo esprimerà al meglio le potenzialità di ulteriore integrazione ed equilibrio che questa bottiglia sin d'ora promette . Aspettiamo (per scaramanzia) le nuove annate prima di affermare che è nata una stella...però siamo molto fiduciosi.
AGLIANICO DEL VULTURE DOC 2004 TERRE DELL'INGEGNERE - CANTINE FARAONE
Anche in questo bel vino, prodotto - anche nella versione non filtrata - sotto la supervisione enologica di Leonardo Palumbo, si sente la mano dell'anima aziendale, impersonata dall'ingegnere (appunto!) Nicola Maria Volonnino, uomo di idee chiare e grande passione enologica. Il vino è molto potente, soprattutto in tannini, quasi irruente ma non scomposto. Quello che colpisce all'assaggio di questa bottiglia, che esprime in pieno le peculiarità varietali già descritte, è l'estrema franchezza e pulizia che ne sostengono la lunghezza e la profondità, ben unite ad una freschezza presente senza essere invasiva. Un vino virile e dritto, di bella struttura, che piacerà molto a quelli che amano le "cannonate", come scriveva Giorgio Bocca a proposito del Barolo; ma queste sono le "cannonate" che qualunque appassionato è ben felice di apprezzare. Al momento il vino sembra ancora molto chiuso; pertanto, come si fa con i migliori prodotti della categoria, dimenticatelo senza timori in cantina per qualche anno, perché il tempo darà ragione a questo "Terre dell'Ingegnere" (e anche a Nicola, ovviamente). Solo cinque gli ettari vitati, ma curati come si deve. |
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| stupor |
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