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SLOW FOOD ITALIA - Congresso Nazionale 2010
   
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Pagine: 0
Edizione: 2011
 
Titolo Noble One Botrytis Semillon 1999 De Bortoli
Data 24/5/2009

Non è la prima volta che ci imbattiamo in questo strepitoso nettare del Nuovo Galles del Sud, in Australia. Ne avevamo assaggiato già  il millesimo 1993 e, recuperata questa bottiglietta da ml 375, non ce la siamo lasciati sfuggire, visto che si tratta di uno dei vini dolci più giustamente famosi e apprezzati di tutto il Nuovo Mondo. L'azienda produttrice porta il nome di Vittorio de Bortoli, che emigrò in Australia nel 1924 avviando, dopo circa 4 anni l'attività vinicola con l'acquisto dei primi appezzamenti a Bilbul nel distretto di Riverina. Nonostante la lunga "militanza" enologica, questo vino è di concezione molto più recente; un primo tentativo di ottenere un vino botryzzato da uve semillon, già fallito in passato, riuscì con successo solo nel 1982. Le annate successive furono una vera scalata al successo, con l'eccezione del 1989, funestato dalle grandinate. I vigneti, collocati sia nell'originaria tenuta di Bilbul che in quella di Yenda, sono in parte di propietà; la raccolta avviene a mano e con passaggi successivi, solo quando l'attacco della botrytis è pieno; in particolare, nel 1999 la vendemmia si è protratta  dal 13 al 23 aprile (siamo sotto l'Equatore...).

Alla fermentazione in barriques di rovere francese ed al successivo passaggio in legno nuovo per un anno è seguito un ulteriore riposo in bottiglia - ancora di un anno-  prima della commercializzazione. Il residuo zuccherino dichiarato è di 145 g/l, alla stregua di un gran vino dolce dell'Europa Continentale.
Il vino si presenta di un colore simile a quello di un grande Sauternes: giallo oro antico, quasi ambra, ma di eccezionale brillantezza e lucentezza. Il naso è stupefacente per ricchezza e intensità: il bicchiere fermo sul tavolo sprigiona i suoi aromi con tale forza da renderli percepibili a distanza. Eppure, tanta potenza è comunque vestita di grande precisione; si riconoscono subito note di albicocca, pesca, melone, papaya, ananas e ancora cotognata, agrumi canditi (arancia e mandarino su tutti) miele, tocchi di pasticceria e vaniglia che si integrano con le note tipiche della botrytis in sottofondo; più lontane, si preavvertono quelle note di lampone (sì, un piccolo frutto rosso in un vino bianco) che segnano la scia evolutiva dei grandi Sauternes. All'assaggio la freschezza è citrina e spinge la beva nonostante la notevole massa zuccherina residua; la bocca fa da cassa di risonanza all'espressione percepita dal naso. La persistenza è inarrivabile; si parla di minuti e minuti.

Grandissimo, davvero, questo vino australiano che guarda al modello dei grandi vini botryzzati francesi, ma che sa ricavarsi un profilo di ricchezza, fruttuosità e governo della muffa nobile davvero da manuale; gli amanti di questo stile potrebbero senz'altro preferirlo a qualche premier cru. Per noi è indimenticabile, delizioso e divertentissimo. Si esalterà su grandi fomaggi erborinati, sul foie gras (ma anche su una terrina casalinga di fegatini di coniglio, purchè ben fatta) o un patè di carni bianche tartufato. Assolutamente da stappare in compagnia di una persona speciale.

a cura di Duccio Armenio
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