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SLOW WINE 2011
Autore: Fabio Giavedoni - Giancarlo Gariglio
Pagine: 0
Edizione: 2011
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Titolo Inspiration Noble Late Harvest 2000 Villiera |
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Data 13/3/2007 |
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I vini del Nuovo Mondo sono tra quelli che, nel bene e nel male, hanno cambiato il volto del mondo del vino, soprattutto a partire dagli anni '70. In estrema sintesi (e pertanto anche con un certo grado di approssimazione che ci sarà perdonata) molta della produzione di questi paesi (Stati Uniti, Australia, Sud Africa, Cile, Nuova Zelanda) ha mosso i suoi passi partendo dal modello francese per poi esasperarne i contenuti e, soprattutto, le tecniche. Rese basse in vigna, utilizzo massiccio di legni ben tostati (ma talvolta anche di grana meno fine, tale da accentuarne l'effetto), selezioni di leviti, come pure rotomaceratori e concentratori, estrazioni veloci e potenti per vini che, pronti da bere in tempi molto più veloci di quelli del Vecchio Continente, pretendevano di sfidarli anche perchè impiegavano le stesse uve. E in effetti, a trent'anni fa risalgono le prime clamorose vittorie, in degustazioni alla cieca, di alcuni vini americani sui cugini francesi. Viste con gli occhi di oggi, queste comparazioni appaiono "politicamente scorrette" per l'evidente vizio della premessa; tuttavia, non si può negare che tali passaggi hanno senz'altro costruito la storia del vino moderno. Perché questa lunga (ma speriamo, non noiosa) premessa? Perché l'azienda e il vino che vi proponiamo ora è un prototipo "nuovomondista" che descrive bene tutto questo periodo storico. Siamo a Paarl, in Sud Africa, non molto a nord di Stellenbosch, forse l'area vinicola più nota di quello Stato, dove ha sede Villiera, l'azienda della Famiglia Grier. Jeff, a capo della produzione, dopo la laurea presa a proprio Stellenbosch nel 1979 maturò una significativa esperienza triennale in Europa. Questa preparazione classica è stata probabilmente l' "Inspiration" per questo nettare: cosa pensare infatti, di uno Chenin Blanc (vitigno originario della Loira) intaccato da muffa nobile che richiama i grandi botryzzati francesi e del centro Europa? Il vino ha una veste giallo topazio carico e si muove consistente nel bicchiere; il naso è un'esplosione di frutta esotica (ananas, mango) e di scorza di agrumi fresca che poi declina verso il candito; seguono poi richiami, per ora ancora lievi, di miele e pasticceria in un contesto in cui le tracce della "botrytis" sono ancora ben percepibili. La bocca è calda e piena, sostenuta da un'acidità quasi croccante (quel "crisp" che piace tanto ai degustatori americani) che controbilancia l'evidente massa dolce. Vino senz'altro potente, che potrà riservare ancora belle soddisfazioni, soprattutto se abbinato ad un formaggio erborinato dal gusto deciso. Coloro i quali, con un'operazione "politicamente scorretta" (repetita...), volessero confrontare questo vino con i muffati europei, lo troverebbero meno elegante rispetto ai cugini del Vecchio Continente. Dal canto nostro, invece, preferiamo credere alla voce del territorio: pensando al Sud Africa, avete forse in mente il paesaggio ed il clima dell'Europa Centrale? No, eh? Nemmeno noi. |
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