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SLOW FOOD ITALIA - Congresso Nazionale 2010
   
  OSTERIE D’ITALIA 2011
Autore: Paola Gho
Pagine: 916
Edizione: 2011
 
   
  SLOW WINE 2011
Autore: Fabio Giavedoni - Giancarlo Gariglio
Pagine: 0
Edizione: 2011
 
Titolo Piromafo Salento Rosso IGT 2003 Valle dell’Asso
Data 4/1/2009

Chi si mette sulle tracce del Negroamaro non può non incontrare questo vino. Piromàfo (letteralmente "colui che combatte il fuoco") è un vino di concezione relativamente giovane, poichè la prima annata di produzione è stata il 1999 (peraltro eccellente); tuttavia la qualità espressa è stata sin da subito convincente e parla di un progetto evidentemente meditato con attenzione.
Curata la scelta del piccolo vigneto (5 ettari a medio impasto) su cui insiste una impianto di una quindicina d'anni con viti oggetto di una selezione clonale volta a preservare le migliori capacità espressive; altrettanto si può dire delle vendemmie scelte (Piromafo è prodotto solo in quelle asciutte), protratte a lieve surmaturazione visto che - pur se l'epoca di raccoltà è sostazialmente nella norma - la conduzione agronomica è di fatto in rigorosa aridocoltura; infine, l'impiego delle grandi botti di Slavonia.  Tutte queste riflessioni hanno portato alla creazione di un vino senz'altro di impostazione molto classica e decisamente mediterranea, ma di impronta tecnica senza alcuna sbavatura e di territorialità certa. Abbiamo assaggiato - come nostro solito - non l'annata sulla rampa di lancio (2005) ma il 2003, millesimo croce e delizia degli ultimi anni in quanto la straordinaria calura estiva - dopo aver fatto gridare al miracolo dell'annata del secolo - si è poi rivelata al pari di una lama a doppio taglio, determinando spesso vini sì ricchi, pieni e rapidamente pronti, ma anche altrettanto velocemente segnati da presagi di repentino declino, come già avvenuto nel 1997.
Ebbene, Piromafo 2003 supera la prova dell'annata "bollente" a pieni voti e dimostra di meritare la Gran Menzione conquistata al Vinitaly 2007. Colore tra il rubino e il granato con il disco che si pronuncia maggiormente verso quest'ultima tonalità; olfatto caldo, pieno e mediterraneo che parla di prugna appassita, uva sultanina, tabacco, cuoio, chiodo di garofano, polvere di caffè e di cacao dolci di bella intensità. L'assaggio conferma le impressioni olfattive; il vino non porge uno spigolo e smentisce subito coloro i quali si aspettessero un qualche cedimento. I tannini sono vellutatissimi, bellissima la freschezza e soprattutto le sensazioni gustative che non cedono nulla a toni decadenti e rivelano invece un corpo pieno e asciutto, senza false dolcezze ma nobile e austero. Gran bel vino, che rispetto al mitico 1999 mostra solo una minore lunghezza, ma che dà i punti alla maggior parte di tanti blasonati "2003" di chiara fama e promette ancora una tenuta nel tempo forse non straordinaria ma senz'altro soddisfacente. E' il dazio dell'annata torrida; un dazio che - tuttavia - è riprova di una gestione aziendale improntata a serietà e rispetto della naturalità del prodotto, cosa questa che non può che far molto piacere. Insomma, una bottiglia da ricercare e riservare per le occasioni importanti. 
Ecco perchè, come evidenziato in premessa, chi cerca la classicità del Negroamaro deve prima o poi fare i conti con questo vino. Tuttavia, la cosa che più ci sta a cuore è sottolineare non solo l'accorta opera in vigna e in cantina, ma la precisa scelta di puntare su una singola vigna di produzione ("San Giovanni")  al fine di legare ancora di più la selezione delle piante con la specificità di un cru. In sintesi e per dirla schiettamente, un ragionamento che sa di Francia. Sebbene si vociferi che la Proprietà aziendale stia valutando di spostare la produzione del Piromàfo ad altro vigneto ("Romanizze") altrettanto vocato e oggetto di un nuovo meticoloso lavoro di selezione massale, confidiamo che l'attuale progetto resti in piedi perchè  le soddisfazioni (e che soddisfazioni!) non mancheranno. I segnali ci sono tutti.
Infine, a tavola. Le scelte sono ampie (l'Azienda suggerisce anche un impiego "da meditazione"), ma ci permettiamo di suggerirlo su uno stracotto di manzo tirato in pentola al vino rosso (negroamaro, naturalmente) o su un grande Caciocavallo Podolico del nostro Presidio con almeno 12 mesi di stagionatura. Buon divertimento!
 
a cura di Duccio Armenio
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