|
|
|
|
|
 |
|
|
|
| |
 |
|
| |
SLOW WINE 2011
Autore: Fabio Giavedoni - Giancarlo Gariglio
Pagine: 0
Edizione: 2011
|
|
|
 |
|
|
|
 |
|
Titolo Teresa Manara Salento Rosso IGT 2005 - Cantele |
|
Data 17/3/2009 |
|
|
Chi avesse sfogliato l'ultima edizione italiana dell'arcinoto “Atlante dei Vini del Mondo" di Hugh Johnson avrà notato che, nelle pagine dedicate all'Italia meridionale peninsulare, solo la nostra Puglia ha l'onore di vedere pubblicata una piantina regionale (parziale) con l'indicazione dei produttori. Ebbene, a questi lettori più attenti non sarà nemmeno sfuggito un simpatico mismatching: la legenda a corredo della cartina parla di un'azienda (la n. 8) indicata con il nome “Amativo". Siamo sicuri che a Guagnano qualcuno avrà bonariamente riso; in effetti, la famiglia Cantele è giustamente nota per questo suo eccellente rosso che miete, anche presso la stampa internazionale, punteggi stratosferici. Certo, non capita tutti i giorni di veder scambiato il nome del produttore con quello del suo vino più rinomato; ma tant'è, nel mondo del vino succedono anche questi – in fondo simpatici – equivoci che usiamo come pretesto per parlare di una famiglia di negociànt di origine veneta, stabilitasi da generazioni tra Brindisi e Lecce e, fatto il salto dal commercio alla produzione, ha saputo affermarsi come una delle più valide e concrete realtà dell'enologia regionale. Se i primi successi nelle competizioni internazionali sono arrivati con i loro bianchi – chardonnay fatto con estrema serietà, capace di dare la polvere a più di qualche rinomato concorrente nazionale - i Cantele non potevano certo ignorare la vocazione rossista del Salento e così hanno creduto bene di mettere a segno una batteria di rossi ben assortita. Lasciando l'Amativo alla ben guadagnata ribalta, abbiamo riassaggiato l'altro rosso di punta dell'azienda, il Teresa Manara Rosso, vino che ha subito un certo mutamento stilistico poiché divenuto negli ultimi anni un negroamaro in purezza; è stato eliminato quel 10% di aglianico che aveva caratterizzato le prime edizioni. Il vino, che aveva già dato buona prova di sè in passato, è ora ulteriormente migliorato fino rivelarsi un prodotto riuscitissimo, probabilmente uno dei migliori negroamaro di nuova concezione. Fitto il colore rubino brillante, non impenetrabile (la tradizione non lo vuole esasperatamente colorato) ma di ottima vivacità. Nel naso si riconosce la tipicità del negroamaro pulito. La nota fruttata di amarena non manca, ma la nota speziata che segna il vitigno c'è tutta: tanto tabacco, caffè, poi ritorni di prugna stramaura e integra e quindi cuoio, una sfumatura di cumino e coriandolo, cardamomo, tocchi di liquirizia. La bocca è perfettamente integrata, non cede alle tentazioni modaiole e resta negroamaro fino in fondo: austero, dritto, pieno e senza cedimenti. Il tannino è vigoroso ma non aggressivo, il corpo è caldo nell'alcol senza alcuno squilibrio; centralissimo il supporto dell'acidità. Persistenza da vendere, sottile ed elegante; un futuro che, in bottiglia, è facile prevedere ricco di sorprese positive. Un risultato senz'altro eccellente ottenuto nell'annata 2005 (non proprio facilissima) per un vino che certa critica nazionale – pur esprimendo alcuni giudizi di buon livello - non ha capito fino in fondo, probabilmente per limiti culturali legati ad una non adeguata conoscenza di vitigno e territorio di riferimento. La buonanima di Veronelli ripeteva che il vino è lo specchio delle persone che lo producono e non c'è dubbio che questo Teresa Manara sia un ottimo negroamaro di concezione moderna, una specie di ritratto in bottiglia. Un ritratto che, in questo caso, porta il nome della nonna Teresa, probabilmente perchè Luisa, Gianni, Paolo e Umberto sanno che chi non ha storia da raccontare non ha futuro, quel futuro che essi stanno consolidando con i loro buonissimi vini. a cura di Duccio Armenio |
|
|
|
|
|