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SLOW WINE 2011
Autore: Fabio Giavedoni - Giancarlo Gariglio
Pagine: 0
Edizione: 2011
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Titolo Cosimo Taurino |
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Data 12/1/2007 |
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Ci è sembrato quasi doveroso dedicare il primo articolo ad un personaggio cui tutti dobbiamo molto e senza il quale la Puglia del vino, oggi, non sarebbe la stessa: Cosimo "Mimino" Taurino da Guagnano, classe 1939. La vita di "Mimino" è stata, per molti versi, una vita coraggiosa, piena di scommesse che, anche oggi metterebbero in ansia chiunque. Dopo aver conseguito la laurea in un prestigioso Ateneo del nord Italia (Pavia), Cosimo sceglie di abbandonare la carriera di farmacista per dedicarsi all'azienda vitivinicola di famiglia; il ritorno al Sud, dopo gli anni universitari, non è agevole né la scelta di convertirsi in vignaiolo è vista di buon occhio dal padre, il quale non si capacità delle scelte del suo unico figlio. A mente fredda, se provassimo a metterci nei panni di Francesco Taurino, non faticheremmo molto a comprenderlo; ma il Nostro - non a caso nato sotto il segno dello Scorpione - è determinato, capace e paziente. Lo sostengono due formidabili compagni di viaggio: la moglie Rita, conosciuta all'università, e un giovane promettente enologo, Severino Garofano, che farà molto parlare di sé (e tutt'oggi, infatti, se ne parla!). Intuite le grandi potenzialità del Negroamaro, vitigno fino a quel momento destinato soprattutto a produzioni per il consumo locale o da taglio per il Nord Italia e la Francia, Cosimo mette in campo un'altra scommessa: il suo primo vino è un uvaggio proprio di Negroamaro e Malvasia Nera, il Notarpanaro, che prende il nome dall'appezzamento acquistato nel 1956. Vinificato per la prima volta nel 1970 e messo in commercio con piglio imprenditoriale e spirito artigianale (nel senso più nobile del termine), quella bottiglia vince in Concorso Enologico Permanente di Milano nel 1973, consentendogli di approdare l'anno dopo alla Fiera Campionaria del capoluogo lombardo, dove giornalisti, appassionati e importatori si avvicinano, prima curiosi e poi conquistati. Nella seconda metà degli anni Settanta si susseguono le favorevoli recensioni sulla stampa (a partire dal Corriere della Sera), la partecipazione al Vinitaly di Verona, gli incontri con Gino Veronelli e Leonardo Lo Cascio, che diventeranno presto amici. Mimino non si ferma e nel 1975 nasce Patriglione, un Brindisi DOC ottenuto in vendemmia tardiva nelle annate molto asciutte e messo in commercio solo dopo diversi anni di affinamento, Nel corso degli anni Patriglione vincerà tutto quel che si può, diventando il portabandiera aziendale assicurando il successo internazionale. Nel 1977 arriva anche un grande Salice Salentino DOC, tanto che gli Americani ribattezzaranno il farmacista di Guagnano "Mr. Salice". Nel 1991 ad Aspen Cosimo incontra Robert Parker gli esprime tutto l'entusiasmo per i suoi vini; le cronache dicono che Mimino, pur compiaciuto, resta per un attimo fermo e senza parole, quasi sorpreso dai calorosi complimenti del famoso wine writer. Proprio sul più bello, quando il suo prestigio si è consolidato, quando è ora di mettere in cantiere un altro grande salto, un infarto se lo porta via. E' il 23 agosto 1999, a Porto Cesareo, una domenica d'estate. Sul suo annuario 2000, Gigi Veronelli scrive di aver pensato subito "all'impossibilità della consolazione" ed in suo onore - unica e splendida eccezione - assegna il suo prestigioso "Sole" a tutte le cinque annate del Patriglione prodotte tra il 1983 e il 1993. I successi continuano anche dopo la sua scomparsa. Cosa ha sostenuto Mimino nei suoi anni di lavoro? Orgoglio per la sua terra; un orgoglio non sinonimo di cecità e campanilismo sterile, ma pieno di spirito di sacrificio, amore, senso del rischio e voglia di intraprendenza. Cosimo Taurino ha vinto contro tutti coloro i quali - fuori dalla Puglia e soprattutto in Puglia - credevano e continuano a credere tutt'ora che il "sangue perdente del Sud" non possa avere riscatto. Oggi, come ieri, le sue scommesse sono ancora sorprendentemente attuali ( e non solo nel mondo del vino...).
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