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SLOW WINE 2011
Autore: Fabio Giavedoni - Giancarlo Gariglio
Pagine: 0
Edizione: 2011
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Titolo I Vignaioli Di Manduria tra passato e futuro |
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Data 16/12/2008 |
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Tra gli eventi che quest'anno si sono rivelati maggiormente originali e forieri di interessanti riflessioni un posto di rilievo spetta senz'altro alla degustazione tematica "Il Primitivo di Manduria: una storia in movimento" che ha concluso, nella Sala Oriani del Convento di San Francesco a Bagnacavallo - uno dei salotti buoni del vino italiano - la sesta edizione di “Figli di un Bacco Minore?", la prima, più ampia (e imitata senza successo...) rassegna sui vitigni autoctoni in Italia. Coordinato da Slowfood Puglia, l'evento mirava a fornire ad un pubblico qualificato extra regionale una riprova “nel bicchiere" delle considerazioni esposte nell'articolo “Alcune riflessioni sul Primitivo" pubblicato su questo sito internet nel 2007 e tuttora reperibile nell'"Archivio". Ben sette i produttori che hanno dato vita e corpo alla storia di Manduria designando altrettanti vini a rappresentarli: Consorzio Produttori Vini e Mosti – Lirica Vinicola Savese dei Fratelli Pichierri - Il Sava Accademia dei Racemi – Felline Feudi San Marzano – Vigne di 60 Anni Gianfranco Fino viticoltore – Es Az. Agr. Attanasio – Primitivo Az, Agricola Morella – Old Vines
Introdotta e moderata da Duccio Armenio e Fabio Giavedoni, la degustazione ha visto partecipare, in rappresentanza delle aziende menzionate, Luca Attanasio, Franco Cavallo, Leonardo Pinto e Gregory Perrucci; purtroppo, cause di forza maggiore hanno impedito a Gianfranco Fino, Vittorio Pichierri, Gaetano Morella e Lisa Gilbee di essere presenti di persona. Molteplici gli spunti e di stimoli gli interventi via via susseguitisi: nel suo contributo Leonardo Pinto, dopo un pregevole excursus storico, si è soprattutto soffermato sull'attualità del disciplinare della DOC e sul dibattito in corso circa le modifiche oggetto di discussione. Gregory Perrucci, autore di un articolato intervento, nel rimarcare l'avvenuta consacrazione del Primitivo, ha rivendicato l'attualità del vino jonico e, in particolar modo, delle interpretazioni di cui la sua azienda è stata autrice a partire dal progetto Felline fino a ricomprendere l'intero percorso racchiuso nel disegno dell'Accademia dei Racemi, ripercorrendo tempi e ragioni dell'evoluzione stilistica consolidatasi in oltre 10 anni di esperienza. Franco Cavallo ha illustrato le scelte aziendali che hanno determinato negli ultimi anni lo sviluppo della Cantina Sociale di San Marzano - da lui presieduta – attraverso l'assunzione di scelte gestionali moderne, ma non dimentiche delle radici rurali della compagine. Speciale cura è stata dedicata dal Presidente nel descrivere il progetto della cooperativa – già in piedi da alcuni anni – volto al recupero dei vigneti più vecchi (da cui il nome del campione aziendale “60 Anni"), non solo per l'eccezionale qualità enologica espressa da queste piante, ma anche e forse forse ancor più per lo studio e la salvaguardia di un patrimonio ampelografico unico. Il ruolo di portavoce dei piccoli produttori è toccato a Luca Attanasio, il quale con la sua nota pacatezza e modestia, ha richiamato i particolari sforzi e ed i sacrifici che gravano sui piccoli produttori ma, nello stesso tempo, l'originalità della loro proposte che, seppur in chiave personale, affondano profonde radici nella tradizione enologica. E, in effetti, tutti i vini – indistintamente – hanno fatto trasparire una forte vocazione e dedizione territoriale. Passando poi alla degustazione ed ai successivi “ragionamenti nel bicchiere", è stato subito chiaro che i sette grandi vini in assaggio – tutti eccellenti e dotati di spiccata personalità – non potevano certo esaurire il panorama manduriano (la realtà è sempre più ampia dei concetti che provano a spiegarla); l'obiettivo, senz'altro raggiunto efficacemente, è stato in realtà quello di fornire una testimonianza completa e rappresentativa delle principali tendenze emerse in questi anni. Il Lirica del Consorzio Produttori Vini e Mosti ha incarnato senz'altro la grande tradizione di Manduria; il vino si è presentato subito in tutta la sua potenza, espressa su toni di ricchezza e carica alcolica ben governata. E' questo, sicuramente, il primitivo che la storia del gusto ci fa indicare come portabandiera di una tradizione fatta di una generosità calda e una impattante fruttuosità (predominano note di prugna matura evidentissime), ma registrato su timbri molto più puliti e netti che in passato, a testimonianza di una linea che - pur in un solco storico - ha fatto tesoro dell'evoluzione della tecnica. Quasi all'opposto si pone il Primitivo Felline, vino emblema della modernità che dall'annata 1996 ha cambiato la storia e l'impronta di Manduria. Felline ha confermato uno stile più tecnico, senz'altro meno appariscente e più sobrio rispetto alla tradizione, ma che si afferma alla distanza. L'attacco sembra quasi sommesso per un Primitivo, ma nel corso dell'assaggio il vino si apre in un crescendo di toni sottili ed eleganti che gradatamente si impossessano della bocca con accenti che dal fruttato virano a sensazioni minerali, quasi terrose e chiari cenni di spezie (china, pepe). Ottimo il dosaggio del legno, suscettibile di ulteriore integrazione e, quindi, tenuta del vino nel tempo. Un vino tuttora unico ed inimitabile, che ha dato gran bella prova anche con la Cuvèe celebrativa che Gregory Perrucci ha riservato per questo evento. La voce del Neoclassicismo è stata introdotta dal “60 Anni" di San Marzano, un prodotto che si propone senz'altro come il prototipo di questa evoluzione-mediazione culturale del gusto, tra tradizione e innovazione; un vino ancora giovane, ma già ricco ed avvolgente, in perfetto equilibrio strutturale, pulitissimo e di una intensità fruttata prorompente, che solo un grande Primitivo sa proporre. Il “60 anni" chiude con una lunga e tipica scia morbida che segna il solco della storia del Primitivo, ottimamente bilanciata dalla balsamicità del legno. E' questa nota morbida che, nel progetto "60 Anni" fa ripercorrre in un solo sorso l'attualità, le tradizioni e le prospettive del Primitivo. Un vino emozionante che parla a chi conosce Manduria da tanto, tanto tempo. Chiaramente riconoscibili nella scia neoclassica si sono rivelati i vini dei piccoli produttori, seppure con caratteri di originalità che hanno delineato la singolarità di ciascuno. La concezione più tecnica e rigorosa è sicuramente stata riconosciuta all'Old Vines di Morella, unico vino a non fregiarsi della DOC ma solo per scelta del produttore. La compattezza del vino alla vista, all'olfatto e all'assaggio non lascia alcuna incertezza: un vino sicuro e dritto, di grande impatto grazie ad una concentrazione impressionante. Apparentemente freddo e tagliente all'inizio, quasi granitico, sembra non volersi concedersi prima di aprirsi con coerenza e rigore, sostenuto da un tannino fitto e levigato che ne assicura una lunghissima persistenza. Eccellente sin d'ora, pieno di grandi promesse per il futuro. Una personalità altrettanto forte, ma di timbro del tutto diverso, si è invece rivelata la caratterizzazione dell'ES di Gianfanco Fino. Si tratta di un vino estremo e originalissimo: probabilmente – tra i vini dei nuovi produttori – è quello dotato di maggiore opulenza, connotato da una ventaglio di sfumature amplissimo che si aprono dalla frutta matura alle bacche e a sfumature appena balsamiche. Potentissimo e nello stesso tempo elegante, avvolge la bocca senza coprirla o stancarla. Il fascino di ES è probabilmente tutto in questa capacità di proporre una sua forza straripante, ma sotto controllo senza sbavatura alcuna. La tenuta nel tempo e l'evoluzione promettono tempi che Manduria ha finora solo sognato. Ha chiuso il terzetto dei piccoli il Primitivo di Luca Attanasio, che porta una etichetta lineare ed elegante che già da sola lascia presagire il contenuto della bottiglia; eleganza, appunto, finezza e una moderna classicità. Se alla prima presentazione questo vino appare forse più delicato di quelli che lo hanno preceduto – forse per gioventù, ma crediamo anche per scelta - lo stile di casa Attanasio guadagna in peso e in classe dopo una breve attesa nel bicchiere; è proprio questa sua compostezza che colpisce e conquista. Un vino che si esprime come il suo produttore: con calma e misura, ma con progressione e precisione, senza cadute o cedimenti. Insomma, un vino profondo il cui modello sembra guardare all'equilibrio ed alla perseveranza e che, pur Primitivo fino all'osso, piacerà molto a chi ama la Borgogna. Infine, ha chiuso la degustazione il Sava della Vinicola Savese, un vino di impronta tradizionale - oseremmo dire ortodossa - della cui unicità non smetteremo mai di meravigliarci. Nella sua storicità - alla Vinicola Savese va dato senza dubbio il titolo di vera "casa antiquaria" del Primitivo, nel senso più nobile del termine - il Sava sfugge a tutte le definizioni: dolce non dolce, fruttato e speziato, con descrittori aromatici che vanno dal cacao, al caffè, alla prugna stramatura, al tamarindo, all'uva sultanina e ancora tante altre suggestioni. Una potenza alcolica di 16 gradi avvolta da tannini setosi e un supporto acido calibratissimo. Il bilanciamento di equilibri estremi è la vera essenza di questo grande campione della tradizione che, come ama ripetere Vittorio Pichierri, nasce in vigna, dove bisogna saper fare tutto con grande cura a cominciare dalle potature oggi spesso mal praticate.
Qual è il vino migliore? Impossibile dirlo: la piacevolezza del bere appartiene al giudizio soggettivo. Come abbiamo già avuto modo di dire, le stesse classifiche dei degustatori esprimono - legittimamente e rispettabilmente, per carità - soprattutto il gusto proprio di chi dà punteggi e premi; un gradimento, questo soggetto peraltro a mode e inclinazioni mutevoli. La lettura di una storia, l'essenza di un territorio, di un gusto e degli uomini che lo hanno interpretato è invece da sempre la nostra linea, esattamente all'opposto delle mode. Ci interessa ripercorrere in modo quasi filologico le tracce delle origini, dell'identità e delle prospettive del Primitivo di cui siamo da tempo testimoni autoctoni: in altre parole, il nostro focus è sulla tanto invocata riconoscibilità vino-territorio. Ci è apparso opportuno tornare a parlare di Primitivo dopo la degustazione di Bagnacavallo perchè, dopo aver riassaggiato i vini in questi mesi, sono scaturite alcune riflessioni che hanno confermato a mente fredda le nostre idee. Da Manduria, crediamo, provengono almeno due vere, grandi e buone notizie, pur con tutte le contraddizioni che nel comprensorio jonico non sono mai mancate (e tuttora di certo non mancano). La prima consiste nel fatto che questo territorio riesce ormai ad offrire, analogamente a quanto avviene in alcune famose zone d'Italia e del Mondo, una sequenza di vini e stili – da noi già battezzati “tradizionale", “moderno" e “neoclassico" - tutti inseriti a pieno titolo in un comune sentiero identitario. La seconda è che si sia finalmente fatta avanti una pattuglia di produttori all'altezza di cogliere una sfida di questa portata; tra questi, va dato atto ai sette Produttori che hanno presentato i loro più emblematici vini nella degustazione di Bagnacavallo di essere tra i più efficaci e dinamici attori protagonisti della storia in movimento di Manduria. Fortunatamente non sono i soli. Si tratta di un percorso agli inizi ma suscettibile di allargarsi a macchia d'olio nel comprensorio jonico e – perché no? – di buon auspicio anche per quello che si sta realizzando nell'area di Gioia del Colle, dalla quale proviene più di un segnale incoraggiante. |
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