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SLOW WINE 2011
Autore: Fabio Giavedoni - Giancarlo Gariglio
Pagine: 0
Edizione: 2011
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Titolo La ”Puglia dei Vini” |
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Data 11/1/2007 |
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Qual è l'attuale stato della "Puglia dei Vini"? Ci sembra che questo sia un buon punto di partenza nel dare il via al nuovo corso del sito di Slowfood della nostra Regione. La domanda è senz'altro doverosa; le risposte, nonostante quel che si possa credere in un primo momento, sono tutt'altro che scontate. Usciti da una sorta di "limbo enologico" da diversi anni, i nostri vini sono stati oggetto di numerose valutazioni sia in ambito nazionale che internazionale. Tirando le somme sulle stime finora espresse, il quadro complessivo emerge non privo di elementi di contraddizione: assieme a commenti che ci sono apparsi sufficientemente centrati nei toni e nei contenuti, abbiamo riscontrato anche taluni giudizi che non mettono a fuoco la reale situazione pugliese, vuoi per un esame quali-quantitavo palesemente lacunoso, vuoi per l'incapacità di leggere e interpretare correttamente il nostro territorio. Non è nostra intenzione né ci interessa aprire polemiche; lasciamo che ciascuno la pensi come meglio ritiene. La nostra ambizione è invece quella di fornire, a chi ci leggerà, una servizio, una visione "giusta e pulita" della Puglia dei Vini, in presa diretta. Se ci permettete la battuta, pur forti delle nostre esperienze oltre i limiti regionali e nazionali, conserviamo solida e indipendente la nostra vocazione autoctona. Aprendo la prospettiva, anche in chiave storica, la crescita del vino pugliese è innegabile. Anche uno sguardo rapido alle guide ed alle pubblicazioni di settore mostrano un ampliamento del numero dei premi conseguiti (anche all'estero) e delle cantine favorevolmente recensite, in un contesto nel quale i prezzi - pur in crescita - consentono al consumatore medio ed all'appassionato di poter acquistare, a costi ragionevoli, numerose bottiglie di buona fattura, spesso vincenti, nel rapporto convenienza/qualità, se confrontate con prodotti di altre zone. Si colgono oggi, sul palcoscenico nazionale ed estero, i frutti del duro lavoro di valorizzazione, avviato inizialmente da uno sparuto numero di aziende negli anni settanta e poi via via imitato sull'onda dei successi raggiunti dai primi "pionieri". Questo ha reso possibile, anche agli occhi del grande pubblico, liberare il vino pugliese da quell'immagine subalterna e povera di qualità, legata, per i vini rossi, alle massicce produzioni "da taglio" destinate a conferire potenza e colore ai prodotti di altre zone (soprattutto nord Italia e Francia) e, per i bianchi, a vini neutri destinati alla produzione di vermut. E' pur vero che queste "basi" sono tuttora una fetta ampia del totale, ma anche la loro qualità media si è accresciuta. Il fermento di questi anni ha poi mosso alcuni grandi nomi del vino nazionale, che hanno effettuato notevoli investimenti per produrre, con marchi propri ma legati al territorio, vini a base delle nostre varietà. La principale caratteristica della produzione enologica, soprattutto "rossista", consiste nella predominanza delle uve autoctone che, a differenza di quanto avvenuto altrove, hanno mantenuto un peso predominante nel panorama enologico regionale, come pure dimostrano gli stessi vini di recente premiati ed apprezzati dalla critica e dal pubblico. Questa speciale situazione, favorita dalla circostanza che le nostre varietà si esprimono al meglio solo in regione, costituisce l'elemento distintivo dei vini pugliesi. Le tendenze emerse negli ultimi anni sono state segnate dalla scelta operata da molti produttori di puntare non solo sui tradizionali "cavalli di battaglia" (i già citati Negroamaro e Primitivo), ma di valorizzare anche vitigni in via di estinzione, quali il Sussumaniello, o proponendo in purezza uve prima vinificate solo in assemblaggio, quali il Nero di Troia o la Malvasia Nera. Non meno significativo il cammino dei nostri bianchi; sebbene il "rosso" resti la spina dorsale della produzione regionale, la ricerca della qualità - di fatto più ardua, per motivi soprattutto climatici - registra oggi risultati davvero soddisfacenti. Vinificazioni più attente hanno portato a vini più espressivi ed equilibrati nelle DOC Locorotondo e Martina, bandiere storiche dei bianchi pugliesi; la sperimentazione di varietà internazionali ha portato alcuni chardonnay salentini alla conquista di ambiti premi in concorsi enologici nazionali e internazionali; inoltre, favorevole accoglienza è stata riservata da consumatori ed intenditori alle nuove produzioni in purezza di Bombino Bianco, Verdeca e Malvasia Bianca. Da ultimo, è stato rilanciato il Fiano (che giunse in Puglia dall'Oriente prima di proseguire il suo cammino verso la Campania), anche nella sua varietà "Minutolo", imparentata con i moscati. Persino il tradizionale "Rosato" si è riproposto in una veste rinnovata, fresca , fragrante e piacevole; la sua versatilità lo rende facilmente abbinabile alla cucina moderna. A completare questo quadro va detto che la Puglia resta ancora un caposaldo nella produzione di vini dolci di ottima fattura, dal potente Primitivo di Manduria dolce naturale all'Aleatico che dal Salento al Barese offre vini di grande finezza; quindi, il Moscato di Trani che impiega la pregiata varietà "Reale", le malvasie passite bianche e nere ed infine le sorprendenti sperimentazioni a base di uve bianche internazionali raccolte in vendemmia tardiva. Tutte opportunità per felici abbinamenti con le nostre raffinate paste di mandorle, le crostate di frutta, ma anche con dolci al cioccolato e formaggi stagionati.
In un quadro così dinamico, pur senza sottacere i notevoli progressi compiuti, resta ancora molto da fare. Incamminatasi sul sentiero della qualità in oggettivo ritardo rispetto ad altre regioni d'Italia e del Mondo, la Puglia non ha ancora sviluppato molte delle effettive potenzialità di cui è in possesso, a cominciare dal numero non certo elevato di produzioni di più alto standard qualitativo, in crescita ma pur sempre non all'altezza delle opportunità offerte dal territorio. Fortunamente, assieme ai successi conseguiti dai produttori "storici", fanno ben sperare gli sforzi - spesso coronati da successo - compiuti anche da alcuni vignaioli medio-piccoli e da talune cantine sociali; la nostra speranza è che tali esempi si consolidino e siano forieri di ulteriore sviluppo. Anche il menzionato arrivo delle "grandi Firme" del vino, sia nella consulenza enologica che nella compagine proprietaria delle imprese, conferma le grandi possibilità intuite proprio da chi - non pugliese - ha scelto la nostra regione come scenario. Tuttavia, confidiamo che questi stimoli portati dall'esterno siano percepiti in modo positivo, come fruttuose occasioni di confronto e crescita, non come una chiamata all'omologazione dello stile produttivo, perché la tipicità, ovvero la "riconoscibilità di territorio" è oggi il traguardo cui tutte le zone vinicole più pregiate al Mondo stando tendendo. Da ultimo (ma solo in ordine di esposizione), resta sul tappeto la necessità di definire con sempre maggiore forza e precisione l'immagine del vino pugliese, sulla quale influiscono non solo gli aspetti sopra indicati, ma anche altri, più strettamente economici, commerciali, mediatici e culturali. Proprio sulla cultura del vino (e su quello che vi è intorno) noi saremo qui, a far sentire, con pacatezza e senza clamori, la nostra schietta opinione. Vi promettiamo di meritare la Vostra fiducia e, speriamo, anche la Vostra simpatia.
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