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SLOW FOOD ITALIA - Congresso Nazionale 2010
   
  OSTERIE D’ITALIA 2011
Autore: Paola Gho
Pagine: 916
Edizione: 2011
 
   
  SLOW WINE 2011
Autore: Fabio Giavedoni - Giancarlo Gariglio
Pagine: 0
Edizione: 2011
 
Titolo Vino e Territorio: una proposta didattica
Data 2/5/2008


Nel libro "Buono Pulito e giusto" - la cui lettura non smetteremo mai di raccomandare - Carlin Petrini ci ricorda che mangiare, ma anche bere, vestire (e tanto altro....) sono "atti agricoli", ovvero atti che incidono in maniera diretta sul mondo agricolo e, in conseguenza, su tutto il complesso intreccio di  relazioni economiche, sociali ed ambientali   la cui pervasività è molto più incisiva di quel che comunemente si possa solo immaginare. Lasciando alle lucide parole di quel testo ogni ulteriore spunto di approfondimento, non si può non rimarcare come a distanza di oltre vent'anni le "idee portanti" ed i messaggi fondamentali del manifesto di Slow Food siano ancora oggi attuali. Tutt'oggi la nostra associazione sarebbe impensabile senza una forte attenzione alla tipicità delle produzioni agricole locali e delle esperienze umane che ne sono state non solo l'interpretazione tecnica ma anche culturale; il progetto dei "Presidi" e la nascita della "Fondazione per la Biodiversità" sono senz'altro le manifestazioni  più evidenti di questo pensiero. E nel mondo del vino, ricco di situazioni affatto peculiari, come calare questi valori? Senz'altro molte riflessioni si sono fatte via via largo in questi anni, anche attraverso il dibattito che si è sviluppato sia all'interno dell'Associazione, coinvolgendo i soci, i  docenti del progetto Master, i nostri dirigenti, sia all'esterno attraverso il confronto con tutti soggetti che si muovono in questo scenario così complesso. L'idea di fondo - già forte inizialmente e poi consolidatasi nel tempo, in coerenza con quanto è accaduto in altri comparti -  è stata il rigetto del "vino-merce di consumo"  e l'affermazione del "vino-valore". In parole più semplici, la visione del vino di Slow Food è che esso sia frutto della vite e di un complesso di elementi climatici, podologici e ambientali che sono interpretati dall'uomo; un concetto questo che chiameremo "terroir allargato". Una visione - sia chiaro - non conservatrice e reazionaria, chiusa in un passato idealizzato, ma consapevole e responsabile del fatto che l'esasperata  mercificazione, portata da una concezione industriale del cibo e delle bevande,  costituisca in ultima analisi un impoverimento globale. Già da un po' di tempo molti consumatori attenti come pure molta parte degli operatori del settore, dalla produzione fino alla ristorazione, ha sviluppato una crescente adesione a questa visione "Slow". Parlare di un vino frutto di saperi umani, di cultivar locali - siano esse autoctone o adottate - di produzioni genuinamente territoriali non è più un approccio considerato, fino a non molto tempo fa, meramente folkloristico da parte di certi ambienti della stampa, della degustazione e del commercio. Peraltro, eminenti studi economici hanno rivelato che tali approcci rispettosi del territorio si siano rivelati virtuosi anche per la buona gestione aziendale e che - a contrario, come sta succedendo ora per la vicenda "Brunellopoli" - prassi improntate ad una pura impronta mercantilista-mercificatoria possono rivelarsi un pericoloso boomerang.

In questo contesto, anche la didattica di Slow Food muove un nuovo passo; accanto ai collaudatissimi "Laboratori del Gusto" ed ai Master di primo e secondo livello, in questi ultimi mesi Slow Food sta iniziando a proporre un nuovo modulo denominato "Vino e territorio", per ora articolato in due sezioni: Italia e Francia. In questi seminari si esaminano in modo approfondito e si portano in chiara evidenza i legami  esistenti tra il gusto del vino e la sua più squisita espressione territoriale. "Vino e Territorio" non vuole presentare le zone vinicole migliori o i vini più buoni di un'area geografica, semplicemente perché questi non esistono in senso assoluto: semmai, accanto a vini di ineccepibile confezione tecnica, esistono anche vini di analoga qualità esecutiva che sono una fedele specchio di quelle caratteristiche proprie di un territorio, di una cultura del gusto, di un sapere umano che si è fatto portavoce di tutto ciò. Ecco perché i vini e le zone selezionate per questi percorsi didattici non sono necessariamente quelli che hanno ricosso i più vasti consensi dalla critica o il maggior numero di premi dalla stampa o nei concorsi enologici. I presupposti per un corretto apprezzamento territoriale del vino sono senz'altro un solido approccio basato su accurati studi di zonazione; una numerosa popolazione di produttori impegnati a valorizzare il loro "terroir allargato"; una robusta, profonda e verificabile successione storica di vendemmie che abbia consentito di verificare nel bicchiere tutti questi ragionamenti. Da questo punto di vista non si può non plaudire al poderoso sforzo Slow Food ha realizzato nel costruire questi moduli didattici che si rivolgono ai soci appassionati, ma che possono senz'altro rappresentare un'utile palestra di confronto con chi opera nel mondo del vino; si tratta senz'altro di una proposta oggi unica e - permetteteci - all'avanguardia per organicità, originalità, fondamenta e visione culturale.

Una sola piccola nota, infine: nel seminario "Italia" non c'è un modulo riservato al Sud Italia e, quindi, alla Puglia; la serietà ed il rigore metodologico con cui sono stati pensati questi corsi non lo hanno consentito. In effetti, pur nella certezza che in talune aree del Mezzogiorno - compresa la nostra Regione - ci sia spazio per mettere mano ad un approccio del genere, va onestamente riconosciuto che c'è ancora molto lavoro da fare, anche a causa dello sviluppo recente del nostro comparto vinicolo che non è senz'altro paragonabile a quello, ad esempio, dei comprensori di Barolo e Barbaresco. Tuttavia, anche a casa nostra si stanno manifestando alcuni segnali incoraggianti che la nostra Associazione - ve lo assicuriamo - non mancherà di coltivare.
di Duccio Armenio
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